
Una poesia tra mare e vento, affidandosi al movimento, alla memoria, alla libertà, una rotta seguita a occhi chiusi.
Mi siedo in riva al mare,
un vecchio marinaio
mi dice “segui il sogno
fatti portare dal grecale”
e io inizio ad andare
nei porti che già visitai
dove non ebbi bisogno,
dove non stetti male.
E poi a un tratto la magia,
si alza caldo il libeccio
e sempre a occhi chiusi
continuo il mio viaggio
tra l’America e l’Oceania
lasciando la vita all’intreccio
di valanghe di finte scuse
ed ipocrita finto omaggio.