
Una poesia di critica sociale che attraversa ipocrisie, ruoli e apparenze, mettendo a nudo le contraddizioni del vivere moderno.
Mentre il soffio del vento sulla calva fronte
muove la folta chioma oscillante
e la pelle liscia a coprire lo snello corpo
affoga nel cibo i dispiaceri di ogni torto,
l’asociale seduto sul ciglio della via
scatta in soccorso della vita che non é mia.
Mentre l’ostentazione ostinata del comportarsi bene
lascia al prossimo il patimento delle sue pene
e la premura di accumulare false e vuote ricchezze
muove chi ha bisogno di mostrare i suoi vani successi,
l’eleganza del vestire e del parlare
nasconde l’assenza di un sano pensare.
Mentre la grazia petulante di ragazza in adolescenza
presta le grazie a chiunque le porga la sua opulenza
e l’ammaliante presenza di donna elegante
soffoca i pochi e fiochi istinti di madre vacillanti,
la pellegrina del marciapiede in costante avanguardia
sconta l’inferno di una vita che le fu bastarda.
Mentre la mia penna piena di pigrizia
crea brutte rime di iraconda malizia
che in queste poche righe o frasi
dondolano con poca e strana enfasi,
cento persone piene di onesta e sana speranza
lottano la quotidiana loro spina di mistificazione.