
Una poesia ironica e auto-riflessiva sul fare poesia senza regole, tra istinto, contraddizioni e libertà di stile.
A te che leggi mi racconto
Con la penna già son pronto
A metter giù due versi in croce
Che di me saran la voce.
A chi mi chiede ma come fai?
Per scherzo celia o solo invidia
Gli rispondo che intorno giustappunto
Guardo, noto e dalla penna tutto spunta.
Nasce all’improvviso con un guizzo
Incomincio a navigare a vista.
Di certo pure mi analizzo
Risparmiando soldi d’analista.
Stornello o madrigale
Ode o filastrocca
Sulla forma non mi arrocco
E forse scrivo male.
Del poeta non so l’abbecedario
Forse ho letto il sussidiario
Non ricordo cosa sia più esatto
A quel tempo stavo un po’ distratto.
Non rinuncerò giammai al mio stile
A scrivere in altro modo mi direi servile
Pieno di contraddizioni
Innata mi è la connotazione.
Non rinuncio a dir di me poeta
Seppur sia analfabeta.