K
K è un manifesto di strada: scrivere “sbagliato” come scelta, contro accademia e nomenklatura, dentro lo sbatti.
K è un manifesto di strada: scrivere “sbagliato” come scelta, contro accademia e nomenklatura, dentro lo sbatti.
Sfavorito è un attacco frontale: basta patriottismo da borgata, rivalsa rancorosa e coerenza di facciata.
Un invito a liberarsi da soprusi e odio, ricordando chi ha pagato la libertà e difendendo dignità e sincerità.
Una bandiera che resiste nella memoria e nel cuore, tra fratellanza, lotta e rivoluzione. Un canto politico sulla libertà tradita e riconquistata.
Un testamento al mare: vado via appagato, senza rimpianti, tra pace, ironia e una feroce anti-ipocrisia.
Poesia civile in dialetto: mesata che non arriva, capitolazione e dignità ferita, fino alla raccomandazione.
Tre vecchi, sei bocce in fila: la fragilità del corpo e il tempo che porta via amore antico e odio giovane.
Silenzio è una poesia corrosiva: l’assoluto si rompe, diventa frastuono mentale e presente ammuffito.
Una poesia sulla dignità: coscienza, giustizia e onestà mentale contro pulpiti, miseria e anima nana.
Una poesia d’accusa contro l’uomo in bianco: fede come inganno, verità negata, morti contati e giudizio rovesciato.
Un testo sulla rivolta come gesto interiore prima che politico: liberarsi dai limiti imposti, dalle rinunce quotidiane e dall’indifferenza verso l’altro.
Tra stazioni e binari morti, Siempre denuncia il degrado morale del presente e la fine delle lotte, mentre gli ideali resistono.