
Un testamento al mare: vado via appagato, senza rimpianti, tra pace, ironia e una feroce anti-ipocrisia.
Sotto il sole di cocente estate,
respirando l’amato mare,
godendo la pace e il silenzio
mi rilasso e faccio testamento.
Un pensiero lasciato volare via
seduto a guardare per immaginare
dove possa mai andare a posare.
Queste righe non sono una banale,
senile aspirazione a essere immortale,
non ne ho ora e, credimi, mai la ebbi.
Dopo attenta e seria riflessione,
a questo punto della mia vita,
me ne vado appagato, senza rimpianti,
con qualche occasione persa
e tante di più lasciate andare.
Sono pronto a lasciare la materia
e raggiungere la pace spirituale
o forse a vedere cosa c’è di là.
Forse a dare i numeri in sogno a casaccio
o forse, boh, niente (e non è malaccio)
Spero che la scia della mia vita
sia un qualcosa che diverta anche,
che sia ricordata come una vaga anomalia,
una buona ventata di bastarda follia.
Vado via fiero immaginando
scene con eco pirandelliano,
con tanta gente triste e commossa
e un gioioso silenzio di alcuni stronzi
nascosti nell’eterna cortese loro ipocrisia.
Vado via con una sola certezza:
ai morti degli stronzi non importa un cazzo.
E allora a me, oramai pura energia,
di loro e dell’ipocrisia non fotterà più niente.
Vado via speranzoso sapendo anche
dei miei amici più che combattenti
che risciacqueranno questa ipocrisia
a calci e sputi, solo per mia memoria.